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25 novembre 2010
Passanno gli anni....
ma i rapporti tra berluscazz e lega non cambiano!

| inviato da carlony il 25/11/2010 alle 10:17 | |
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25 novembre 2010
Cara Gelmini
HAI ROTTO I COGLIONI!
| inviato da carlony il 25/11/2010 alle 10:14 | |
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7 settembre 2009
Marco Travaglio scrive...
"Buongiorno a tutti. Oggi non ci vediamo perché sono ancora
convalescente da un piccolo intervento chirurgico, e dunque mi
scuserete se comunico con voi con un mezzo più arcaico, la scrittura.
Ma l’importante, specie di questi tempi, è comunicare. Lunedì scorso
abbiamo parlato dell’attacco squadristico di Feltri al direttore di
Avvenire, sputtanato dal Giornale (si fa per dire) e da Libero (si fa
sempre per dire) perché, dopo anni di fiancheggiamento
filoberlusconiano, aveva osato prudentissimamente criticare sul
giornale dei vescovi italiani certe condotte tutt’altro che private del
nostro presidente del Consiglio. Dino Boffo è stato costretto a
dimettersi non per quel fiancheggiamento imbarazzante, e nemmeno per il
suo reato di molestie ai danni di una ragazza di Terni che gli è
costato una condanna a 516 euro di ammenda (con un decreto penale al
quale non si è opposto, e non con patteggiamento come sembrava una
settimana fa). Ma per una delle poche cose giuste che ha fatto: le
critiche, per quanto pallide e tardive, a Berlusconi. Leggendo Il
Giornale, che aveva rispolverato la notizia già data in breve da
Panorama e dal blog di Mario Adinolfi, pareva che negli atti del
processo si parlasse anche dell’omosessualità di Boffo come possibile
movente di quelle molestie a una donna presentata come compagna del suo
ex fidanzato. In realtà si è scoperto che Il Giornale non possedeva
quegli atti, ma soltanto il casellario giudiziale di Boffo in cui
risultava la condanna, ma non il racconto dei fatti. Casellario giunto
in forma anonima con allegata la famosa lettera anonima spacciata dal
Giornale per una “nota informativa” di fonte poliziesca o giudiziaria.
Non si riesce mai a pensar male nemmeno delle persone di cui già si
pensa tutto il male possibile: non credevo che Feltri e i suoi
cosiddetti cronisti si sarebbero spinti a riferire un anonimo che
parlava di Boffo come di un omosessuale senza possedere uno straccio di
carta che lo confermasse. Invece s’è poi scoperto che le cose sono
andate così. Quindi confermo tutto ciò che ho detto lunedì, compresa la
considerazione (avvalorata anche da un’analoga osservazione dello
scrittore cattolico Vittorio Messori sul Corriere della sera di ieri)
che la Cei avrebbe dovuto allontanare Boffo una volta appurato che era
stato condannato per molestie, sia per una questione di dignità e di
coerenza, sia per non seguitare ad affidare l’intero apparato
comunicativo della Chiesa italiana a un soggetto così discutibile e
ricattabile. Non posso invece confermare la faccenda
dell’omosessualità: a parte la lettera anonima, al momento non c’è
alcuna fonte che riferisca dell’omosessualità dell’ex direttore di
Avvenire. Il quale però, sia detto per inciso, è l’unico in possesso
degli atti del suo processo: se davvero, come dice, in quegli atti non
c’è nulla di infamante, o imbarazzante o incoerente, avrebbe il dovere
di renderli pubblici per chiudere finalmente questa vicenda e
inchiodare gli squadristi alle loro responsabilità. Detto tutto ciò,
non c’è stato soltanto il caso Boffo. Feltri è stato di parola, e in
questa settimana s’è dedicato a massaggiare altri giornalisti e
politici che hanno il grave torto di dare fastidio a Berlusconi. Alcuni
fanno (o facevano) gli imprenditori, come De Benedetti, Agnelli, la
famiglia Moratti: di questi non mi occupo, perché hanno tutti i mezzi
per difendersi (o, per i defunti, di farsi difendere dagli eredi).
Altri invece fanno i giornalisti, come Ezio Mauro, direttore di
Repubblica, tirato in ballo per le modalità di pagamento della sua
casa. O come Federica Sciarelli, sbattuta in prima pagina sul Giornale
di ieri perché – udite udite – è amica del pm Henry John Woodcock e
soprattutto ha scoperchiato, nel suo programma su Rai3, alcuni misteri
d’Italia che riguardano il Cavaliere e i suoi cari. E si appresta a
ricominciare sull’unica rete Rai che il premier ancora non controlla
(ma ci sta lavorando, con la soluzione Minoli). Dunque, giù botte a
Federica Sciarelli. Ma ieri il Giornale ne aveva anche per Napolitano,
reo di aver ricordato il dramma dei precari e dei disoccupati: Feltri
l’ha subito fucilato con un bel paginone dal titolo “Lavoro, i dati che
contraddicono il Colle”. Così la prossima volta impara. Già che c’era,
il Giornale ha fatto due pagine contro Di Pietro, riciclando la vecchia
notizia della sua sospensione dall’ordine degli avvocati perché aveva
rifiutato di seguitare ad assistere un suo amico una volta scoperto che
aveva ammazzato la moglie. Giusto: un avvocato che rifiuta di difendere
un colpevole va punito, invece chi difende solo i colpevoli va dritto e
filato in Parlamento. Nel frattempo il premier metteva a posto l’Unità
e Repubblica, chiedendo rispettivamente 1 e 2 milioni di danni per vari
articoli che mettevano in dubbio la sua virilità, mentre, come annuncia
Ghedini al Corriere della sera, “Berlusconi è pronto ad andare in aula
a spiegare che non solo non è un gran porco, ma nemmeno impotente” e
addirittura a “spiegare a venti milioni di italiani, suoi affezionati
elettori, che è perfettamente funzionante”. Abbiamo un utilizzatore
finale di mignotte perfettamente funzionante, e ci lamentiamo pure. Naturalmente
l’utilizzatore finale può denunciare chi gli pare, ma non può essere a
sua volta querelato: se uno lo critica finisce in tribunale, mentre se
lui insulta noi non possiamo querelarlo perché è invulnerabile,
immunizzato dal lodo Alfano. Il 6 ottobre potrebbe non esserlo più: la
Corte costituzionale, compresi i due giudici che vanno a cena con lui e
con Alfano, deciderà sulla costituzionalità o meno del Lodo. Ma
Maurizio Gasparri, capogruppo del partito di maggioranza relativa al
Senato, ha detto alla Summer School del Pdl a Frascati che, se la
Consulta dovesse bocciare la il Lodo, “troveremo un avvocato, un
Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo”. Così il Capo continuerà
a utilizzare e noi a essere utilizzati. Anche “Libero” ci mette del
suo e pubblica addirittura le mail private di alcuni magistrati che
frequentano la mailing list di Magistratura democratica: non so se vi
rendete conto, le mail private. Vuol dire che qualcuno sta spiando le
mail dei magistrati e poi le passa ai quotidiani del centrodestra.
Quelli che tuonano ogni giorno in difesa della privacy, quando viene
fotografato Berlusconi, cioè l’uomo pubblico che meno ha diritto alla
privacy visto che è il capo del governo e, come dice persino sua figlia
Barbara, non può separare la sua vita privata da quella pubblica. Del
resto Il Giornale e Libero hanno persino pubblicato la foto della
ragazza molestata da Boffo: e il Garante della Privacy, quello che
strilla per le foto di Zappadu a Villa Certosa e all’aeroporto di
Olbia, zitto e muto. E la Procura di Roma, quella che incrimina Zappadu
e sequestra le sue foto a gentile richiesta di Palazzo Chigi, ferma
immobile. Stiamo parlando delle foto di una ragazza che è stata vittima
di un reato di molestie e che si vede sbattuta sui giornali, così
adesso tutti sanno chi è. E nessuno dice niente. E nessuno fa niente.
Nemmeno i sedicenti “liberali” che tromboneggiano in difesa della
privacy sul Corrierone. La guerra dei dossier è appena agli inizi.
“Cominciamo da Dino Boffo”, aveva scritto Feltri dieci giorni fa, ed è
stato di parola. La lista è lunga. Ora chiunque voglia fare una sia pur
timida critica all’Utilizzatore, sa che l’indomani potrebbe ritrovarsi
il suo dossier su uno dei giornali dell’Utilizzatore: una foto in
compagnia di una ragazza, un contratto di locazione, una mail privata,
o magari un fascicolo di Pio Pompa. Già, perché ce lo siamo scordato,
ma tre anni fa saltò fuori un archivio illegale del Sismi, diretto dal
generale Niccolò Pollari, fedelissimo di Berlusconi. E’ bene ricordare
di che si trattava, per capire come lavora questa gentaglia. Il 5
luglio 2006, su ordine della Procura di Milano, gli agenti della Digos
fecero irruzione in un palazzo in via Nazionale 230, a Roma. E lì, al
sesto piano scala B interno 12, trovarono un mega-appartamento di
quattordici stanze dove viveva giorno e notte, ma soprattutto lavorava
tra una decina di computer perennemente accesi, un signore abruzzese di
55 anni, “analista” di fiducia di Pollari. Il quale, invece di
individuare i nemici dello Stato e le minacce per la sicurezza
nazionale, schedava potenziali nemici dell’amato premier Berlusconi:
nei cassetti, negli schedari, nelle casseforti e nei computer
dell’appartamento di via Nazionale, la Polizia trova centinaia di
appunti, report e dossier su politici, magistrati, imprenditori,
giornalisti, dirigenti delle forze dell’ordine e dei servizi di
sicurezza, oltre alle prove dell’attività di disinformatija svolta da
Pompa per conto di Pollari recapitando e facendo pubblicare “veline”,
perlopiù inattendibili, da giornalisti amici. Tra l’altro, saltano
fuori alcune ricevute che documentano i pagamenti a uno dei giornalisti
più fidati del giro Pompa: l’allora vicedirettore di “Libero” Renato
Farina che, negli anni, aveva percepito almeno 30mila euro, in
violazione della legge istitutiva dei servizi segreti, per pubblicare
notizie tanto “ispirate” quanto false in tema di lotta al terrorismo.
Farina ha poi patteggiato la pena per aver depistato le indagini sul
sequestro di Abu Omar, in cui il Sismi di Pollari era invischiato fino
al collo, e dunque oggi è deputato del Pdl ed è appena riapprodato da
Libero al Giornale, al seguito di Feltri. Pompa e Pollari sono stati
rinviati a giudizio nel processo per il sequestro di Abu Omar.
Nell’ufficio occulto di Pompa in via nazionale, la Digos ha sequestrato
un report di ventitré pagine, nove delle quali scritte a macchina e
datate 24 agosto 2001, in cui si proponeva di “neutralizzare e
disarticolare anche con mezzi traumatici” gli oppositori veri o
presunti del secondo governo Berlusconi, all’epoca appena nato. Tra i
personaggi schedati o spiati o attenzionati in quelle liste di
proscrizione, c’erano molti nomi, fra i quali: l’allora direttore
dell’Unità Furio Colombo e quello di Micromega, Paolo Flores d’Arcais,
nonché l’editore del gruppo Espresso-Repubblica, Carlo De Benedetti. E
poi i pm antimafia di Palermo: Antonio Ingroia, Gioacchino Natoli,
Alfonso Sabella, Teresa Principato, con l’ex procuratore Gian Carlo
Caselli. Naturalmente non mancavano i migliori magistrati milanesi:
Edmondo Bruti Liberati, Fabio De Pasquale, Giovanna Ichino, Corrado
Carnevali, Fabio Napoleone e tutto il pool Mani Pulite: Francesco
Saverio Borrelli, Gerardo D’Ambrosio, Piercamillo Davigo, Gherardo
Colombo, Ilda Boccassini, Francesco Greco, Margherita Taddei. E poi
altri giudici perbene come Mario Almerighi, Libero e Paolo Mancuso,
Loris D’Ambrosio, Gianni Melillo, Elisabetta Cesqui, Giovanni Salvi,
Corrado Lembo, Vittorio Paraggio, Felice Casson, Alberto Perduca, Mario
Vaudano. E perfino magistrati stranieri come lo spagnolo Baltasar
Garzòn e i francesi Anne Crenier ed Emmanuel Barbe. In tutto il Csm
denuncerà che il servizio segreto militare aveva controllato, oltre a
mezza Procura di Milano, 10 consiglieri (o ex) del Csm, 2 ex presidenti
dell’Anm e 203 giudici di dodici Paesi europei (di cui 47 italiani). E
poi il sociologo Pino Arlacchi, ora europarlamentare dell’Idv; politici
di sinistra come Violante, Visco, Brutti, Maritati; l’allora
dipietrista Elio Veltri, e l’attuale numero due dell’Idv Leoluca
Orlando. In un altro appunto sequestrato in via Nazionale, si leggeva:
“Si è avuta notizia che, sui recenti attacchi portati da alcune testate
giornalistiche, avrebbero essenzialmente interagito: il nutrito gruppo
di giornalisti e ‘giuristi’ militanti raccolto intorno alla ‘Voce della
Campania’ diretta da Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola; Michele
Santoro; Giuseppe Giulietti; Paolo Serventi Longhi; Ignazio Patrone;
Sandro Ruotolo e Giulietto Chiesa; il presidente della stampa estera in
Italia Eric Jozsef, corrispondente del giornale francese Libération”.
Naturalmente, tra i giornalisti spiati e controllati, anche con
apposite barbefinte mandate a sorvegliare le presentazioni dei nostri
libri, c’eravamo pure Gianni Barbacetto, Peter Gomez e il sottoscritto. Insomma,
un bel po’ di collaboratori del Fatto Quotidiano. Già, perché oggi c’è
anche qualche buona notizia. Gli abbonati al Fatto Quotidiano sono già
25 mila e continuano ad aumentare. Fra qualche giorno saremo in grado
di pubblicare sul sito antefatto.it l’elenco delle città e delle
località in cui il nostro nuovo giornale arriverà nelle edicole e dove
no. Per questo gli abbonamenti in offerta col supersconto (vedi sempre
www.antefatto.it) sono prorogati fino all’uscita del Fatto Quotidiano.
Che è fissata per mercoledì 23 settembre. Ormai ci siamo, il conto alla
rovescia è partito, mancano soltanto due settimane. Ci vediamo lunedì
prossimo, intanto passate parola." Marco Travaglio
beppegrillo.it
| inviato da carlony il 7/9/2009 alle 15:40 | |
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20 febbraio 2009
Condanna Mills «imbarazzante» per Berlusconi, ma l'Italia glissa
Verdetto «imbarazzante» per Berlusconi, una sentenza che in molti Paesi
farebbe tremare l'establishment politico, ma in Italia «non era nemmeno
tra i titoli di testa del telegiornale della sera». La condanna
dell'avvocato inglese David Mills è invece in evidenza sulle home page
di molti siti britannici e oltreoceano attira l'attenzione del New York
Times, che si stupisce: «La storia del giorno non era quella della
corruzione, ma dell'espansione del potere di Berlusconi in Italia», con
la vittoria in Sardegna e le dimissioni di Walter Veltroni.
Mills, si legge sul New York Times, è stato condannato per avere
preso una mazzetta «in cambio di avere mentito per proteggere il Primo
ministro». Berlusconi era co-imputato fino all'anno scorso – spiega il
quotidiano Usa - quando ha fatto approvare in Parlamento una legge che
dà l'immunità alle più alte cariche, «in particolare a lui». Il
miliardario, «che possiede il più grande impero italiano dei media», «è
stato ripetutamente condannato per corruzione», ma le imputazioni sono
state rovesciate in appello o sono scadute per decorrenza dei termini.
Si è sempre dichiarato non colpevole, precisa il giornale newyorchese.
«Più Berlusconi volge il sistema a suo vantaggio, più gli italiani
sembrano ammirarlo».
Nel servizio di Rachel Donadio viene citato Sergio Romano, che si
domanda perché parte della società italiana non sia scandalizzata. E
Alexander Stille, secondo cui «gli italiani si sono convinti che la
politica è una cosa sporca, tutti hanno scheletri nell'armadio, i
giudici hanno dato più attenzione a Berlusconi … e quindi hanno trovato
più scheletri». Mills – continua il New York Times - è stato condannato
a quattro anni e mezzo, ma difficilmente andrà in carcere. «In base
alla legge italiana, la prigione comincia solo dopo la sentenza
definitiva. Ed è improbabile che i due round di appelli possibili
finiscano prima del 2010, quando decorrerà il termine di dieci anni
previsto per casi del genere». Analogamente, «se Berlusconi resterà in
carica fino ad allora, perirà anche il caso contro di lui».
«La corte dice che Mills ha preso la mazzetta di Berlusconi», è il
titolo del Financial Times, che senza fare distinguo sulla provenienza
dei soldi scrive: Mills è stato condannato a quattro anni e mezzo per
avere accettato «una mazzetta di 600mila dollari da Silvio Berlusconi,
ora il premier italiano», in cambio di «false testimonianze» in due
processi.
Berlusconi, che ha spesso accusato i magistrati italiani di volersi
fare «vendetta» nei suoi confronti, «sarà molto imbarazzato dal
verdetto», scrive ancora il Financial Times, in un servizio firmato da
Vincent Boland e Guy Dinmore. Il quotidiano fa notare che la legge
sull'immunità è al vaglio della Corte costituzionale. «Se dovesse
pronunciarsi contro l'immunità, il suo processo, nel quale era
co-imputato, ricomincerebbe daccapo». I suoi collaboratori hanno
trattato il caso come «un fastidioso ostacolo» al compito più
importante di mandare avanti il governo e come un'ulteriore
giustificazione dell'immunità data dal Parlamento.
La Bbc ricorda che la legge sull'immunità è «controversa». Il
Guardian ha, tra i numerosi articoli sull'argomento, un titolo su
Berlusconi: «L'immunità data dal Parlamento potrebbe essere annullata
dalla Consulta». Appena tornato al potere, ricorda John Hooper,
Berlusconi aveva fatto della legge sull'immunità una priorità del suo
governo. «Il verdetto di ieri mostra quanto valore aveva quella mossa».
Ma il primo ministro «non è ancora al sicuro», perché la Corte
costituzionale potrebbe ancora bocciare la legge, come fece con una
legge simile nel 2004. Se la legge fosse dichiarata incostituzionale,
il processo potrebbe ripartire. Ma vista la lentezza della giustizia
italiana», è improbabile che si arrivi rapidamente a una condanna e il
reato di cui Berlusconi è accusato cade in prescrizione il prossimo
febbraio. Ci sono però altre accuse che vedono i due uomini
co-imputati. Qui i giudici hanno «fermato l'orologio» e se la legge
fosse dichiarata incostituzionale, i pm avrebbero più tempo. Il
Guardian si spinge oltre con le ipotesi: «Anche se fosse condannato,
Berlusconi può star tranquillo che non andrà in prigione. Potrà
sembrare più giovane, ma ha più di 70 anni. E' l'età massima alla quale
si può essere incarcerati in base alla legge italiana».
Sul sito del Times è pubblicato un breve commento «Le stranezze
della giustizia italiana». Con tono ironico, Richard Owen osserva che
con la lentezza dei processi in appello ci si domanda se ci siano
italiani che scontano la pena. «Ma la cosa più bizzarra è stata forse
la decisione del giudice di condannare al risarcimento dei danni in
favore dell'ufficio del Primo ministro (la parte civile costituita, la
Presidenza del Consiglio, ndr) perché Mills – e quindi almeno per
implicazione Silvio Berlusconi, il Primo ministro – ha deviato il corso
della giustizia». «Solo in Italia» può succedere, avrebbe detto
scuotendo il capo un cronista giudiziario italiano. I siti britannici – oltre a quelli citati, l'Independent, il Daily Mail, il Telegraph
- si soffermano anche sui risvolti interni della vicenda: Mills è il
marito, separato, di Tessa Jowell, ministro inglese per le Olimpiadi, e
lo stesso Tony Blair era dovuto intervenire per chiarire che lei non
sapeva nulla della provenienza dei soldi, che la coppia usò per pagare
il mutuo sulla casa.
La notizia ha fatto il giro anche dei siti francesi e spagnoli. Le Monde titola sulla condanna per «false testimonianze» a favore di Berlusconi. Le Figaro
ricorda che Mills «non è il primo avvocato di Berlusconi a finire in
prigione»: Cesare Previti è stato condannato in via definitiva a sei
anni di prigione nel 2006 per corruzione di magistrato nell'affare
Fininvest. «Quattro anni di prigione per l'avvocato corrotto da
Berlusconi», titola El Mundo, «l'impresa di Berlusconi corruppe l'avvocato Mills», scrive El Pais,
che pure osserva come «paradossalmente» l'imputato sia stato condannato
anche a risarcire 250mila euro alla parte civile, la Presidenza del
Consiglio, «come dire a Berlusconi».
Fonte: Il Sole 24 ORE
| inviato da carlony il 20/2/2009 alle 0:5 | |
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6 novembre 2008
Nuova Polo
Dopo qualche anno passato con il tanto problematico 1.4 TDI, tricilindrico, ho comprato una nuova Polo, 1.9 TDI 130cv Sportline.



| inviato da carlony il 6/11/2008 alle 10:53 | |
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5 agosto 2007
Stuprarono e uccisero in Iraq
Condannato a 110 anni militare Usa
WASHINGTON - Nel marzo del 2006 fece la guardia ai commilitoni
che entrarono in una casa di Mahmudiya, una trentina di chilometri a
sud di Bagdad, per violentare e uccidere una ragazza irachena di 14
anni e sterminare l'intera famiglia. Per questo un militare americano,
Jesse Spielman, è stato condannato a 110 anni di carcere dal tribunale
militare di Fort Campbell. L'accusa è di complicità in stupro e
omicidio. Per la vicenda due militari sono già stati condannati a
pesanti pene detentive: a 90 anni di carcere il 24enne James Barker, a
100 anni Paul Cortez, sergente, anche lui di 24 anni. Bryan Howard, 19
anni, deve ancora comparire di fronte a una Corte marziale.
Resta ancora da stabilire la sorte del Steven Green, già radiato
dall'esercito. Uno che ad un giornalista disse: "Uccidere persone è
come schiacciare una formica: tu uccidi uno e poi dici 'Bene, adesso
andiamo a mangiare una pizza' ". La sua è la posizione più grave e
rischia la pena di morte. Fu lui a uccidere il padre, la madre e la
sorellina della 14/enne, mentre gli altri soldati la violentavano a
turno. Sarebbe stato sempre Green, alla fine, a uccidere anche la
ragazzina, sparandole alla testa dopo l'ennesimo stupro. Poi, tutti
insieme, i soldati diedero fuoco ai cadaveri con il cherosene, prima di
darsi alla fuga. Una strage che, in un primo momento, venne attribuita
a miliziani iracheni. Poi. però, la verità venne fuori provocando
indignazione in Iraq e negli Usa.
Venerdì un'altra Corte marziale, a Camp Pendleton in California, aveva
emesso un'altra sentenza di condanna in relazione a un altro dei tanti
episodi di violenza perpetrati ai danni di civili iracheni da elementi
del contingente americano in Iraq. Per l'assassinio a sangue freddo, il
26 aprile 2006 ad Hamdania, di Hashem Ibrahim Awad, 52 anni, padre di
una famiglia numerosa, è stato condannato (a 15 anni) il sergente dei
Marines Lawrence Hutchins, il sesto degli otto militari coinvolti.
(5 agosto 2007)
Fonte: Repubblica.it
Sempre più contento di aver manifestato, nel 2003, contro la presenza dei militari italiani in Irak.
| inviato da carlony il 5/8/2007 alle 11:26 | |
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6 maggio 2007
La leggenda di Zongoli
Girando nel web ho trovato questo...
LA LEGGENDA DI ZONGOLI
| inviato da il 6/5/2007 alle 22:58 | |
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21 marzo 2007
EDIT: Non è possibile disattivare le nuove "funzionalità" della Vodafone
Ad oggi è impossibile, o quanto meno molto difficile, riuscire a disattivare i nuovi "servizi" della Vodafone.
Quindi EVITATE DI CHIAMARE NUMERI VODAFONE, e i possessori di sim Vodafone dovrebbero cambiare operatore.
| inviato da il 21/3/2007 alle 12:5 | |
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